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Sinistra Italiana - Palo del Colle

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Variante urbanistica: quando un consiglio comunale premia gli abusi!

Pubblicato su 23 Novembre 2015 da sel palodelcolle (ba) in amministrazione, urbanistica, politica locale, Conte

Il retino indica l'area per le attività produttive secondo il PUG
Il retino indica l'area per le attività produttive secondo il PUGIl retino indica l'area per le attività produttive secondo il PUG

Il retino indica l'area per le attività produttive secondo il PUG

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É di qualche giorno fa la pubblicazione sull'albo pretorio di una ordinanza di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi relativi ad una officina sita nella zona industriale di Palo e che è stata oggetto di una variante urbanistica approvata dalla maggioranza nel consiglio comunale del 10 settembre scorso.
Il consigliere di SEL durante la discussione del relativo punto all'ordine del giorno aveva chiesto che la variante urbanistica fosse portata in commissione urbanistica per la valutazione degli atti tecnico-amministrativi prima della sua approvazione in aula, anche perché sarebbe stato opportuno valutare provvedimenti simili per avere un quadro d’insieme della situazione delle varianti in itinere. In particolare c'era un'altra variante dello stesso tipo approvata in Conferenza di servizio una decina di giorni prima di questa e che si vedeva scavalcata nei tempi.
Come al solito, la maggioranza era stata sorda alla richiesta di approfondimenti e aveva respinto con una votazione la richiesta avanzata, adducendo come motivazione il tempo trascorso dalla chiusura della conferenza di servizio (marzo 2014), cosa vera ma addebitabile alla stessa maggioranza che ha perso un anno e mezzo per portarlo a conoscenza del Consiglio. Oltre tutto era anche vero che ai consiglieri comunali non era stato offerta alcuna possibilità di confrontarsi e valutare le carte prima di arrivare in consiglio comunale.
Dinanzi a questa ottusa chiusura da parte della maggioranza, avevamo esibito la planimetria estratta da google maps che fu messa agli atti del consiglio comunale, mappa con la quale si poteva verificare rapidamente che il progetto presentato non fosse conforme allo stato reale dei luoghi. Nonostante ciò, la maggioranza approvò la variante urbanistica senza battere ciglio, incurante di quanto noi stessimo provando.
La variante urbanistica approvata si inquadra con l’art. 5 del D.P.R. 447/98 (sostituito dall’art. 8 del D.P.R. 160/2010) che ha l’intento di non bloccare quelle attività d’impresa solo perché un comune non riesce a dotarsi dello strumento urbanistico. La ratio della norma è condivisibile, come pure la sua limitazione che stabilisce per realizzare l’ampliamento in area tipizzata agricola si deve verificare la condizione che: “lo strumento urbanistico non individui aree destinate all’insediamento di impianti produttivi o individua aree insufficienti”.
Il nostro Comune non si trova in queste condizioni, essendosi dotato del PUG appena qualche anno fa, con un taglio delle aree produttive fatto in sede di Conferenza di Servizio con la Regione Puglia proprio perché ritenute eccessive (e va pure ricordato che in questi anni passati dalla approvazione del PUG il settore edilizio è stato quasi del tutto fermo). Inoltre, questo concetto legislativo viene confermato dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 1644/2007 e questa è la forzatura a cui questo provvedimento è stato sottoposto, aggrappandosi alle linee guida deliberate dalla giunta regionale, che limita gli ampliamenti fino al 100% della superficie o del volume già realizzati senza fare la verifica di sufficienza delle aree. Orbene è del tutto evidente che tale delibera di giunta regionale, che non è legge regionale, sono delle raccomandazioni del tutto in contrasto con la legge nazionale.
Ma il consiglio comunale di Palo, al di là della richiesta fatta, doveva esprimere una valutazione di opportunità politica e non prendere atto di una procedura tecnica. Per esempio doveva chiedersi se fosse giusto variare la destinazione urbanistica da verde agricolo a zona industriale quando ci sono zone già destinate all'uopo, anche in adiacenza, che pagano l'IMU salata senza essere ancora utilizzata. Oppure se questa situazione creasse un pericoloso precedente per le altre aree produttive.
In consiglio comunale invece ha prevalso l'opera di condizionamento del consigliere progettista Amendolara, che subito dopo il superamento della crisi con Conte è passato all'incasso del provvedimento a cui è evidentemente interessato. Va ricordato che, per ovviare alla contestazione di incompatibilità mossa dal consiglio comunale a giugno 2014, lo stesso consigliere si è dimesso da progettista ed un altro professionista subentra alla progettazione, presentando una perizia giurata nella quale dichiara “di aver piena coscienza del progetto redatto dall’ing. A. Amendolara, come di fatto fa proprio in ogni sua parte, elaborati grafici, asseverazioni e dichiarazioni approvate con la conferenza di servizio”.
Il consigliere Amendolara è il progettista della variante urbanistica approvata dalla conferenza di servizi e nella quale ha partecipato in veste di progettista, senza dire che è capogruppo in consiglio comunale. Lo stesso provvedimento già approvato in conferenza di servizi a marzo 2014 viene successivamente portato in consiglio comunale a firma di un altro progettista che ha semplicemente riconosciuto il lavoro intellettuale del progettista-consigliere. Possiamo immaginare che l’approvazione in consiglio comunale sia anche legata alla parcella professionale.
Questa appare, come dicevamo, anche la contropartita politica per la risoluzione della crisi dell’amministrazione. Difatti, la legge non prevede l’obbligo dell’approvazione della variante urbanistica ma è un opportunità data che andrebbe valutata quando non è possibile edificare in altre zone del Pug e l’idea che prevale adesso è che si deve edificare nelle maglie del Pug, approvato da qualche anno; Quindi, non si capisce il motivo per cui bisogna rendere edificabili anche i terreni limitrofi classificati di tipo E1, ossia agricoli.
Inoltre, come già accennavamo, questo provvedimento può essere pericoloso perché crea un precedente. Ora ci si può aspettare, per esempio, che tutti i terreni della zona artigianale, adiacenti i terreni agricoli, possano essere oggetto di operazioni di questo tipo, generando una situazione di caos urbanistico dove i furbetti traggono occasione per lucrare. A queste considerazioni, si aggiunge una di carattere più generale, ossia che i cittadini palesi possessori di terreni tipizzati come edificabili pagano l’IMU ed è anche molto onerosa. Quindi non è bello che questi cittadini si vedano scavalcare da chi intende costruire in zona agricola e che potrebbero vedere in un periodo molto lontano edificare i propri terreni. Un’amministrazione dovrebbe facilitare l’uso dei suoli la cui destinazione è quella appropriata, invece di agevolare queste operazioni.
Ora, tornando alla ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi (vedi foto1) possiamo dire che avevamo ragione a sostenere che il provvedimento andava valutato meglio.
Non solo quanto da noi sollevato in consiglio ha trovato riscontro nella ispezione, ma sappiamo che a seguito di quanto avvenuto in consiglio comunale il piazzale asfaltato posto nell'area agricola “risulta per la maggior parte (2.800mq circa) ricoperto da uno strato di terreno vegetale per uno spessore di circa 10/15 cm posto in opera di recente” (dalla ordinanza). Si continua a fare i furbi, pensando che gli altri siani fessi!
Oltretutto, nella ordinanza si omette in narrativa i fatti, ovvero si fa finta che non ci sia mai stato l’approvazione del progetto da parte del consiglio comunale e che è stato fatto rilevare la difformità rispetto al progetto da noi in consiglio comunale. In pratica si agisce come nulla fosse accaduto, omettendo fatti e circostanze.
La sensazione che si ha è che abbiano trovato una soluzione per salvare se stessi dal caos combinato e che una volta ripristinato la situazione di progetto, si potrà procedere secondo il progetto stesso di variante urbanistica approvato in consiglio comunale, non tenendo conto del presunto falso ideologico, delle presunte dichiarazioni false, della presunta induzione in atti falsi il consiglio comunale e dei presunti atti falsi prodotti dal consiglio comunale con l’approvazione.
Aspettiamo ora di vedere se la maggioranza e il responsabile del procedimento intendano rivedere le proprie decisioni proponendo la revoca in autotutela della variante perché non è tollerabile che chi fa il furbo possa passarla franca e chi fa l'abusivo possa essere premiato con una variante urbanistica ad personam.

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