Il primo dato che si può leggere dal voto di domenica 5 giugno è che i due candidati sindaci chiamati al ballottaggio si attestano intorno al 25% dei consensi, vale a dire che ciascuno dei due ha raccolto una preferenza ogni quattro votanti. Se allarghiamo la platea agli aventi diritto di voto, ciascuno ha raccolto, in assoluto, circa il 17% delle preferenze.
Chi dei due vincerà domenica prossima divenendo sindaco, non sarà stato votato al primo turno dall’83% dei palesi aventi diritto al voto. E questo si deve anche all’effetto del rifiuto di stabilire accordi di apparentamento con altri candidati.
In queste condizioni il nuovo sindaco si troverà con la stragrande maggioranza dei palesi che non l'ha sostenuto e sarà difficile produrre cambiamenti in positivo senza la partecipazione dei cittadini alla vita sociale e politica che, bene che vada, subiranno le decisioni della piccola minoranza che aggiudicandosi il premio di maggioranza consiliare al ballottaggio amministrerà il paese.
L'effetto della legge elettorale maggioritaria, in queste condizioni, è che un consigliere di maggioranza è l'espressione di meno di 300 voti di lista, mentre uno di opposizione ne rappresenta anche più di 1000, fino ad arrivare agli oltre 1300 della Cutrone o i 1470 dei due consiglieri della coalizione Minerva. Una sproporzione davvero esagerata, resa tale dalle scelte dei due partecipanti al ballottaggio che fanno appello direttamente ai cittadini per il voto al secondo turno, senza tenere conto che cittadini sono anche quelli che hanno rappresentano le forze politiche risultate perdenti al primo turno.
In più che a fare appello ai cittadini sia chi ha avuto paura di coinvolgerli per la scelta della candidatura a sindaco, è davvero paradossale perché ai cittadini non si fa ricorso solo quando fanno comodo.
A noi di Sel–Sinistra Italiana molti amici e compagni ci chiedono indicazioni di voto per domenica, ci chiedono che farete, che facciamo in questa situazione. Possiamo provare a ragionare assieme, a dare delle coordinate per fare una scelta, rispetto alle sensibilità di ognuno di noi.
I cittadini che ritengono prioritario l'aspetto politico ed in particolare la posizione sull'Italicum e sulle Riforme Costituzionali varate dal governo Renzi, non dovrebbero votare Zaccheo che appare schierata per il SI e non ha firmato per i referendum sulla legge elettorale Italikum.
Chi ritiene che Conte abbia governato male e spera che un ricambio possa cambiare lo stato attuale in cui versa il paese, senza cadere nell'ipotesi di un ulteriore peggioramento, non dovrebbe votare Conte.
Chi crede che l'amministrazione di un Comune non debba essere affidata ad un sindaco del tutto a digiuno delle dinamiche politiche ed amministrative, non dovrebbe votare Zaccheo.
Chi pensa che amministrare un Comune non sia soltanto preoccuparsi del consenso e fare il simpatico con tutti, non dovrebbe votare Conte.
Chi crede che un sindaco debba possedere una sua autorevolezza senza dipendere da "padri nobili", allora non dovrebbe votare Zaccheo.
Chi pensa che un sindaco non debba essere sempre accomodante, ma deve fare delle scelte non solo perché obbligato, allora non dovrebbe votare Conte.
Queste sono alcune coordinate e servono anche a far capire che la politica deve conciliare con rigore e lungimiranza le diverse esigenze, senza scadere nel becero tifo da stadio tra un candidato e l'altro, fenomeno al quale purtroppo stiamo assistendo.
Al gioco di chi buttare giù dalla torre noi di Sel non abbiamo voluto partecipare già quando ci siamo ritrovati nella condizione di scegliere tra Anna Cutrone ed Anna Zaccheo. Non parteciperemo neanche questa volta lasciando che i candidati si delegittimino a vicenda promettendo dei cambiamenti ai quali, dalla verifica della prima tornata elettorale, i cittadini non hanno creduto.
Come coordinamento di SEL, riteniamo che i due candidati sindaci sono entrambi equidistanti dalle nostre posizioni, perciò lasciamo ai singoli la libertà di agire secondo le coordinate espresse.
Dopo il ballottaggio, a prescindere da chi vince, continueremo a fare politica, quella che in questa campagna elettorale ci è parsa mancare.
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