Pubblichiamo il documento presentato alla Consulta ambientale di Bari dal referente Rifiuti Zero Bari.

In questi giorni è stato autorizzato un impianto di coincenerimento di rifiuti provenienti dal biostabilizzatore di Amiu Puglia, per una quantità di 117 mila tonnellate all'anno, all’incirca il quantitativo di rifiuti indifferenziati prodotto dalla città di Bari.
Siamo contrari per i seguenti motivi:
- Non è un impianto previsto dalla programmazione regionale, e va nella direzione opposta alle intenzioni della regione, che dichiara di volersi dotare di sistemi e impianti in linea con l’economia circolare;
- L’iniziativa nasce dalla sperimentazione di un impianto pilota, sito a Gioia del Colle, su cui grava un parere negativo di Arpa puglia che dice “date le criticità evidenziate nel corso delle attività pregresse sull’impianto in questione, è sconsigliabile procedere ad ulteriori sperimentazioni di questo tipo”. Questo avveniva il 26 gennaio 2017; (ARPA DAP Bari, prot. n. 4384 del 26.01.2017)
- Sono circa undici anni che l’impianto di Gioia del Colle è in sperimentazione, periodo insolitamente lungo per una sperimentazione di questo tipo, che non si è mai conclusa. Qualcosa vorrà pur significare. Sperimentazione, pagata con soldi pubblici.
- L’impianto che la NEWO vorrebbe realizzare a Bari, brucerà 2.340 volte i rifiuti bruciati nella sperimentazione di Gioia del Colle. Se le criticità sono state rilevate da ARPA Puglia, con un quantitativo esiguo di rifiuti, cosa succederà con i quantitativi previsti per l’impianto di Bari?
- È un impianto, a detta dei proponenti, unico al mondo, e quindi non esistono studi consolidati sugli effetti e sui risultati, dovremmo fidarci solo delle loro dichiarazioni. Sarebbe una sperimentazione su grande scala, con i cittadini baresi e dei comuni limitrofi a fare da cavie;
- Il prodotto della combustione, a detta dei proponenti, sarebbe composto da ceneri vetrificate, le chiamano “perle vetrose”, che avrebbero, al loro interno, inglobato tutti gli inquinanti che si creano durante il processo. Sempre a detta dei proponenti, sarebbe materia prima seconda, (materia prima riveniente da riciclo), da utilizzare come inerte per sottofondi stradali o nelle realizzazioni di manufatti cementizi.
- Non crediamo che le “perle vetrose” possano aver perso lo status di rifiuto, perché non ci è dato sapere se con l’abrasione o a seguito di forti sollecitazioni, possano cedere i metalli pesanti e gli inquinanti che contengono al loro interno. Non esiste nessun mercato commerciale per le “perle vetrose” e quindi viene a mancare anche un altro requisito importante affinché vengano considerate materiali di recupero. Per noi sono rifiuti speciali che andrebbero in discarica, non è recupero di materia ai sensi delle normative vigenti.
- Anche l’ubicazione dell’impianto è un controsenso. Oltre ad essere una zona, classificata come “Zona C” nel piano regionale sulla qualità dell’aria (PRQA), e quindi soggetta a risanamento, è al confine dei territori dei comuni dell’Aro BA2, comuni che hanno la migliore performance regionale in termini di raccolta differenziata e di riduzione della produzione pro-capite di rifiuti. Esempio di buone pratiche, messe in atto con notevoli sacrifici e che sarebbero minate della realizzazione di questo impianto di coincenerimento.
- Nella stessa zona, sempre AMIU Puglia, si appresta a realizzare un digestore anaerobico per il trattamento del rifiuto organico raccolto a Bari. Il digestore produrrà anche biogas che sarà bruciato in loco per produrre energia, immettendo in atmosfera altri quantitativi di CO2 e di altri gas inquinanti, andando a peggiorare una qualità dell’aria, già compromessa, come dichiarato da ARPA Puglia nel PRQA. Non si ha notizia se la ASL, che non ha ritenuto opportuno lo studio sull’impatto sanitario, abbia tenuto conto degli effetti cumulativi dei due impianti, digestore e inceneritore, che si aggiungono agli insediamenti produttivi già esistenti nella zona industriale.
A QUESTO PUNTO C'È DA CHIEDERSI: CHI VOLEVA QUESTO IMPIANTO?
Dal resoconto stenografico, dell’audizione del 10 marzo 2016, davanti alla Commissione Parlamentare di inchiesta sulle Attività Illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti, l’attuale commissario dell’AGER, Gianfranco Grandaliano, allora presidente di AMIU Puglia, a una domanda sull’impianto di Gioia del Colle, dichiarava quanto segue: “Per quanto riguarda l’impianto di ossicombustione, possiamo dare atto che è stata fatta una sperimentazione con il sottovaglio e con l’utilizzo del percolato. Abbiamo condotto una sperimentazione anche per vedere la sostenibilità dei costi – l’ha fatta l’AMIU Puglia, di cui sono presidente ed ecco perché mi risulta – con esiti positivi. Quindi abbiamo constatato che, con limitate emissioni in atmosfera, si può utilizzare la parte del rifiuto che sicuramente avrebbe come destinazione finale la discarica, mentre per la parte liquida viene utilizzato il percolato, con ottimi risultati. Adesso stiamo procedendo eventualmente a metterlo su scala industriale.”
Lo stesso Grandaliano, ha dichiarato ultimamente, che non permetterà il conferimento dei rifiuti biostabilizzati degli impianti pugliesi all’inceneritore NEWO, aprendo la strada alla possibilità che i rifiuti da incenerire, rifiuti speciali pericolosi e non, giungano da ogni parte d’Italia. Quasi certamente arriveranno rifiuti speciali rivenienti dal trattamento meccanico biologico di rifiuti urbani, (codice CER 19.12.12), da altre regioni.
Difficilmente saranno rifiuti speciali industriali, dato che oltre il 75% di questi rifiuti è avviato al riciclo per recupero di materia, fonte dati ISPRA;
Per entrambe le categorie di rifiuti speciali, industriali o rivenienti dal trattamento degli urbani, esistono soluzioni alternative, di MRTB e TMB, a freddo, da tempo utilizzate su territorio italiano, con ottimi risultati di recupero dei materiali in essi contenuti, avviandoli al riciclo e riutilizzo. Con bilanci di massa e economici nettamente favorevoli rispetto all’incenerimento.
Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, negli ultimi tempi ha dichiarato più volte la sua contrarietà all’impianto, dichiarando anche che non era a conoscenza della realizzazione dell’inceneritore e degli eventuali accordi tra Amiu e NEWO, per il conferimento dei rifiuti trattati dal biostabilizzatore barese.
Anche lui ha dichiarato che nessun rifiuto trattato nello stabilimento Amiu, verrà bruciato nell’inceneritore della NEWO.
Non sappiamo se anche l’Assessore comunale all’Ambiente, Pietro Petruzzelli, fosse all’oscuro di questa iniziativa, tra AMIU e la NEWO, in caso contrario vorremmo conoscere i motivi che lo hanno portato a non avvisare il Sindaco Decaro.
Un’ultima considerazione riguarda il finanziamento di questo impianto
Negli ambienti regionali, si dice che questo impianto sarà finanziato con 20 milioni di euro da Puglia Sviluppo, su un costo totale dell’impianto che risulta essere di 30 milioni di euro. Questo finanziamento è inopportuno, specialmente alla luce delle ultime dichiarazioni dei dirigenti politici, se non dovrà trattare i rifiuti urbani pugliesi, non può considerarsi come infrastruttura a servizio di pubblica utilità. Per quale motivo la Regione, attraverso una sua controllata, dovrebbe concedere questo enorme finanziamento? Cosa aspetta a bloccare qualsiasi ipotesi di finanziamento dell’impianto?
D’altra parte, le dichiarazioni dell’Assessore Regionale all’Ambiente, Filippo Caracciolo, che dice di essere contrario all’inceneritore ma che nulla può perché trattasi di iniziativa privata, fanno pensare alla completa inutilità della politica se a decidere sono soltanto gli organi tecnici.
Inoltre, l’iniziativa non può considerarsi privata, come asserisce l’assessore Caracciolo, in quanto c’è sia la collaborazione di AMIU Puglia, che il finanziamento pubblico per la realizzazione dell’impianto.
La politica può benissimo impedire la partecipazione di AMIU Puglia e non concedere il finanziamento. È cosa buona che le iniziative private, (soprattutto se non perseguono gli interessi collettivi e non sono condivise dai vertici regionali e comunali), non siano finanziate con soldi pubblici.
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