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Sinistra Italiana - Palo del Colle

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SU ENERGAS IL PD NON HA LE IDEE CHIARE!

Pubblicato su 25 Febbraio 2021 da sel palodelcolle (ba) in amministrazione Amendolara, energas, palosolidaleeverde

La nota del Partito democratico di Palo del Colle sulla vicenda Energas ha come dato positivo – il solo, a nostro giudizio – che finalmente il partito rompe il silenzio per dire qualcosa, seppur in risposta ad un servizio televisivo del giornalista Loconte. Finora a nulla sono serviti gli articoli sulla questione Energas pubblicati nei mesi scorsi, il Pd ha sempre continuato a restare in silenzio, ormai una pratica consolidata.
Ma veniamo nel merito di quanto affermato. Secondo i dirigenti della locale sezione del PD, con la legge Bassanini c'è la netta separazione tra l'azione politica e quella di gestione, quest’ultima demandata ai dirigenti e ai tecnici comunali. La parte politica, quindi, all’epoca non è intervenuta nel processo decisionale che ha portato all'autorizzazione del raddoppio del deposito di gpl di proprietà di Energas perché, sempre a detta del PD, si trattava di un mero procedimento amministrativo assimilabile ad una SCIA, vale a dire ad un permesso a costruire in cui la politica non ha diritto di intromettersi.
Equiparare l’ampliamento di un impianto, che addirittura è passato a una classe di rischio di incidente rilevante superiore, ad un semplice permesso a costruire significa voler rifuggire la propria responsabilità per non aver svolto al meglio il compito di amministratori nel salvaguardare la sicurezza dei palesi.
La maggioranza di allora, compresi gli assessori e i consiglieri di allora, non potevano non sapere quanto stava per avvenire sul territorio palese. Tuttavia nessuno ha avvertito alcuna esigenza di aprire un dibattito tra la popolazione o tra i propri iscritti e/o elettori, tantomeno il Pd che era l’attore principale di quella maggioranza.
Nella nota del PD si cita la legge Bassanini per far ricadere la responsabilità della concessione dell'ampliamento del deposito Energas solo alla componente tecnica comunale, ma si ignora volutamente tutta la normativa che invece riguarda il processo autorizzativo di impianti di tale portata. Per questo vorremmo indicare loro queste normative, cominciando con il decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, il decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 e in particolare all'art. 24, il decreto legislativo del 16 giugno 2017 n.104. Senza tralasciare le diverse direttive europee sulla partecipazione recepite anche dalla nostra regione.
Questo per dire che non è vero che la componente politica non potesse incidere in quel processo decisionale: un impianto del genere segue il processo autorizzativo che prevede la partecipazione dei soggetti interessati, pubblici e privati con interessi diretti, alla conferenza dei servizi che in questo caso si è tenuta presso l’ente Città Metropolitana.
Addirittura la normativa, sempre per questa fattispecie di interventi, prevede l'obbligo di pubblicità, su quotidiani a tiratura locale e nazionale, per permettere, a chiunque sia un soggetto interessato, di presentare osservazioni e proprie deduzioni. Naturalmente l'opera di pubblicizzazione deve essere fatta anche tramite l’albo pretorio del comune direttamente interessato dalle opere.
Precisiamo che alle conferenze dei servizi non si depositano solo i pareri, ma si discute collegialmente dell'opera e degli effetti che potrebbe avere sul territorio. Chi meglio della componente politica che governa in quel momento il paese può esprimere un parere sulle ricadute che l’opera potrebbe avere sotto tutti i punti di vista: ad esempio quello ambientale, o quello relativo alla sicurezza dei cittadini? Quando ci si candida ad amministrare, esattamente cosa si intende se ci si sente impotenti di fronte a un processo di trasformazione così impattante della zona industriale del proprio paese?
Addirittura ci sono comuni che in situazioni analoghe, anche se non direttamente interessati dalle opere sul proprio territorio, chiedono di essere riconosciuti quali enti coinvolti dalla ricaduta degli effetti, ed esistono delle sentenze che hanno permesso questo riconoscimento. In questo caso invece Palo era direttamente interessato, non doveva chiedere nulla a nessuno.
Quindi l'organo politico, maggioranza, minoranza, assessori ecc., poteva e doveva fare “ingerenza” su un tema così delicato come un impianto a rischio di incidente rilevante da ampliare sul territorio palese. Tra l'altro è possibile che nel partito democratico palese nessuno ricorda che proprio la presenza di questo opificio impedì l'espansione urbanistica della zona industriale, cassata dalla Regione Puglia proprio per la presenza del deposito gas? Ed ora si autorizza pure il raddoppio senza battere ciglio?
Se le risposte del PD locale sono di questo tenore, allora è chiaro che non ci sarà alcun impegno dell'amministrazione per impedire la realizzazione dell’ampliamento di Energas.
Noi, invece, siamo dell'idea che si debba fare tutto il possibile per scongiurarne la realizzazione e che non si debba più perdere tempo. In che modo si può intervenire oggi, sempre politicamente parlando? Il consiglio comunale può prendere atto dell'esposto a firma di Legambiente e farlo proprio per sollecitare l'intervento della magistratura.
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