"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".
Questo passo, tratto dal romanzo “La luna e i falò” di Cesare Pavese, evoca in me, lontana da Palo del Colle ormai da 5 anni a motivo del mio attuale impiego, tanta nostalgia e al contempo tanta voglia di ritrovare il paese come "era una volta", quando lì crescevo e dove immaginavo di dover vivere.
Si, sarei stata felice di vivere a Palo. Nessuno, sapete, nessuno lascia a cuor leggero il proprio paese natio, sia esso un piccolo borgo di provincia o addirittura una nazione, nessuno. Nemmeno chi fugge da una guerra ingiusta o chi semplicemente emigra dalla desolazione e dalla frustrazione dei sud del mondo!
Sempre più di sovente, nelle mie brevi visite, mi ritrovo a pensare “...altro che quello di una volta! ...Se solo il mio paese fosse ancora così!”. E allora, mi affido ai più cari ricordi e delusa torno via.
Ma oggi, mi dico, non posso continuare, a fare finta di niente mentre a Palo del Colle tutto si ferma e perisce...
Da lontano guardo il mio paese con occhi pieni di amore e penso che in questo momento abbia bisogno di una mano!
Non si può continuare cosi, amatissimi miei compaesani. Non si può vivere di rimpianti.
Svegliatevi, voi tutti, se ricordate quella palo che vantava un cinema, venite fuori voialtri che eravate parte attiva di ogni forma di associazionismo, in un paese che promuoveva con orgoglio le sue antiche tradizioni come quella del “Palio del Viccio” e del corteo storico, voi tutti che certamente ricorderete come me, la gloriosa palo della pallavolo. dove siete? Perché vi nascondete?
Dov'è il giardino "d’i fruschj" gremito di gente allegra che alla sera si incontrava solo per scambiare due chiacchiere? Ora si, è vero, è stato ridisegnato, ma niente arricchisce di più uno spazio verde della gente che lo adorna! Non mi piace tornare e tutte le volte pensare: che peccato!
Quei palesi e quella Palo sono assopiti o forse rassegnati? Dov’è la gente che si dice perbene? E’ a casa? Ha forse fatto della propria dimora un nascondiglio?
Non è bello pensare: eppure, basterebbe così poco per rendere un paese più vivibile, più vivace, più curioso e desideroso di migliorarsi!
Non riesco a rassegnarmi all’idea che mentre la puglia cambia, si rinnova e si reinventa, in un clima così fresco e innovativo, il mio paese non si faccia contagiare, ma anzi rimane fermo ad aspettare che anche il più orgoglioso si vergogni di essere chiamato palese!
E non credo serva un economista per capire, poi, che non è possibile fare fiorire economicamente Palo concentrandosi esclusivamente sul piano regolatore o sull'espansione di tale Siciliani, pensando poi al contempo a deturpare, magari con un grande impianto eolico, quella che da sempre è la nostra attività economica cardine: l'agricoltura.
Non ci sto a passeggiare per Corso Vittorio Emanuele e Corso Garibaldi e vedere dei poveri negozianti che arrancano solo perché "Palo e’ una brutta piazza". ...Già, per i palesi tutto ormai è meglio del proprio Paese.
Io guardo la ricchezza veneta, da sempre incentrata sull'agricoltura, e spero che un giorno, non molto lontano, anche Palo possa avere i suoi punti di forza economica nell'olio, nel vino, nel turismo.
Coraggio ci vuole per non dare ragione, con rassegnazione, a chi pensa che è meglio andare via per avere un domani qualcosa da offrire ai propri figli e ipotecare per sempre il destino di quella che è e sempre sarà la propria “madre terra” .
E poi vi prego, ignorate, se potete, chi per fare "politica" sceglie si, forme sempre più creative, ma di compravendita di voti! Non è questo il bene nostro, è solamente il tornaconto loro.
Dite loro, piuttosto, anche a muso duro, di starsene a casa una buona volta, di abdicare alla smania di potere, al desiderio sempre più forte di vedere il proprio ego soddisfatto. che lo facciano per il bene dei vostri figli! gridatelo il desiderio che palo ritorni un paese felice, di padri, madri e anche figli felici, felici di non dover fuggire da qui, a cercar carriera in qualche città del nord! Perché è qui che vogliono vivere i cittadini del mediterraneo!
Non rassegnatevi, non rassegnamoci mai all’idea che tutto intorno può cambiare se solo lo si desidera.
Stancatevi pure, una buona volta, di farvi trattare come sciocchi e credere ancora che votare Tizio piuttosto che Caio possa arrecarvi una qualche forma di beneficio o gratitudine! Perché queste sono bugie. E un paese non si costruisce sulla bugia. Ha bisogno di fondamenta salde. Le fondamenta del paese siete voi, siamo noi, i nostri padri e le nostre madri.
Credete forse che i pionieri della democrazia siano morti per permettere a qualcuno di comprare e a qualcun altro di farsi comprare?
Attenti, la politica è molto più del meccanismo perverso per cui: “quello almeno mi da qualcosa, tu cosa mi dai in cambio?”
Un vero esempio di politica al servizio della gente? Sel.
E’ scesa in campo per offrire molto di più: il proprio cuore, che non abbisogna di buoni di benzina, che non produce il mensile dell’abbonamento dello sport frequentato dai vostri figli, il cuore, concittadini, libera le idee, l’entusiasmo e soprattutto la speranza di un Paese fatto a misura non di pochi ma di tutti, con un programma pensato e proiettato al bene comune partendo dall’acqua e finendo alla…politica!
Mi rendo conto che è SEL l’unica a rappresentare oggi una speranza di futuro per questa Palo!
Perché restate indifferenti davanti ad un piccolo gruppo di uomini e donne, che con onestà e dedizione dona gratuitamente tanto tempo prezioso per il bene di questo paese, di questa terra, spesso sottraendolo al riposo?
Per una volta provate a non pensare al voto per parenti, amici e riempi-lista. Immaginate di votare per Palo!
Non è più il momento del voto facile, del voto pagato ai rappresentanti di lista.
Non è più il momento dell’astensionismo, perché astenersi dal voto equivale ad astenersi dal vivere il domani comune!
Non è più il tempo del “voto non voto” perché non siamo un massa di ladri, non siamo tutti uguali!
E’ tempo di partecipazione. E’ tempo di condividere ideali e sogni. E’ tempo di costruire.
Così un giorno, spero accadrà presto, tornando finalmente a casa aprirò gli occhi e penserò: ecco il paese che ho sempre sognato di vivere.
“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo…”
Una concittadina lontana
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