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Sinistra Italiana - Palo del Colle

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In viaggio verso Oriente

Pubblicato su 4 Aprile 2012 da Roberta Mannarella in cultura

malika.jpgEsistono diversi modi per ritrovarsi nei luoghi. In Sel…la verso Oriente ne ha proposto uno tra i più piacevoli: viaggiare senza fatica, godendo solo della bellezza dell’arrivo. Nata con finalità di autofinanziamento, l’iniziativa proposta da Sel-lab di Palo del Colle ha trovato un grande riscontro, rispondendo, al contempo, ai principi di integrazione e tolleranza che sono alla base della sua linea politica.

Per l’occasione, la Galleria d’arte “Le Mosche” si è trasformata in un luogo d’incontro, di scambio e di racconto: quello di una cultura differente dalla nostra, ma affine nell’esigenza di espressione e contaminazione. E che questo si concretizzi attraverso la danza, la poesia, la musica e la cucina tipica non è un caso, bensì un’ulteriore prova dell’universalità dell’arte e della relatività di un concetto geografico spesso indegnamente stereotipato e mistificato, come sottolineavano Gramsci e Said, in riferimento all’Oriente.

In un delizioso alternarsi di cibi tipici – dai felafel all’insalata maghreb, dall’ormai conosciutissimo cous cous fino agli eccellenti dolci caratteristici -, il ritmo della festa è stato scandito dalla preziosa partecipazione di tre ballerine dell’associazione “Malika e le Lune del Sahara” (www.malikaraqs.it), i cui corsi, a cura dell'insegnante Lucia Massaro, si tengono presso la scuola di danza Giselle. Le danzatrici del ventre hanno narrato la propria arte, dalle origini alle successive evoluzioni, attraverso un gran numero di coreografie, con estrema eleganza e professionalità, cimentandosi in stili differenti e originali, dall’affascinante danza con la spada, all’ammaliante flamenco arabo. Il tutto, preceduto e seguito dalla lettura di alcune tra le poesie sufi più conosciute che, per affinità tematica con gli stili di danza presentati nel corso della serata, sono apparse fortemente evocative.

Un’occasione, questa, per approcciarsi con interesse e curiosità a un mondo fatto di sapori intensi, tinte forti e profumi persistenti che fanno fatica a staccarsi dalla pelle: esattamente quello che accade quando ci si immerge in un’atmosfera che non rientra propriamente nella sfera della nostra quotidianità, ma senza pregiudizi, con partecipazione. La stessa che è stata riscontrata l’11 marzo, nel corso dell’evento, che ha contemplato un entusiasmante numero di partecipanti, i quali non si sono sottratti alle proposte tradizionali di un’altra realtà, ma le hanno accolte con gioia, assistendo con attenzione allo spettacolo o, semplicemente, sorseggiando un insolito tè dolce a fine pasto.

Che la scelta di un’iniziativa di questo tipo sia un modo alternativo di fare politica? Ce lo auguriamo. Se è vero che per tollerare bisogna conoscere, per conoscere è certamente necessario restare a guardare, poi prendere parte, confrontarsi, indagare nel profondo, in una prospettiva di scambio da cui uscire costantemente arricchiti, mai depauperati della propria identità, ma disponibili abbastanza da riuscire a possederne tante altre. Fattore di straordinaria importanza in una società che, troppo spesso, tende a ignorare quanto la prima globalizzazione necessaria sia quella culturale.

 

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